Domande-bivio e piscine decisionali.
-Come scegliere col carpiato-

Should i stay or should i go? Senza scomodare i Clash, che tutto sommato se lo domandavano in maniera abbastanza leggera, a chi non é mai capitato di porsi una domanda del genere? Dovrei andare o rimanere? Tentare o rinunciare? Tacere o parlare? Insomma, la tipica domanda-bivio.
Affascinanti i bivi. Affascinanti e micidiali, imprescindibili ed inevitabili come tutti gli avvenimenti importanti della vita. E la domanda “che fare?” di fronte ad un bivio, ma anche ad un trivio o quadrivio, in molti casi si vive con passione, patimento, financo (!) dolore. Eppure dai bivi non si sfugge.
Se come dice il Sommo Poeta (nel mio caso non si tratta di Dante) “Noi siamo incidenti in attesa di verificarsi”, i bivi sono i momenti della vita che consentono proprio l’avvenire di questi incidenti.
Sì sì, autoreferenziale sta cosa, lo ammetto: sto evocando parte di un post passato dedicato alla casualità, ma in questo caso la riflessione é differente. Qui si tratta del post-casualità... passatemi il gioco di parole :)
Si tratta della situazione cronologicamente seguente, in cui il Caso ha già parlato, la Moira ha già tagliato i fili, il destino si é già svolto e l’incidente già avvenuto, o é ancora appena in itinere. E’ il luogo in cui due sentieri si incontrano ed il tempo in cui si sta lì, a scegliere che strada prendere.
Ma come si pongono le persone di fronte ai bivi? Cosa fanno prima di allacciarsi le scarpe e partire? Come scelgono “che fare”?
Nella mia breve esperienza di vita mi é capitato di incontrare due atteggiamenti, affascinanti e contrapposti. Non si tratta della solita dicotomia fra istinto e razionalità, della serie lanciare la monetina per scegliere la strada o ragionare sui vantaggi di un percorso piuttosto che un altro.
La classificazione che propongo come osservabile in riferimento ai bivi parte piuttosto dalla “testa” di chi affronta la scelta di quale strada prendere.
Ci sono persone (oh, meravigliose! E assai fortunate aggiungo) che in maniera del tutto lineare guardano il bivio, le due/tre/N strade che hanno davanti, individuano un concetto sensato, e fanno partire un ragionamento che fa procedere la logica da un punto A ad un punto B. Magari nel suo svolgersi il ragionamento ogni tanto si arresta, fa una pausa, prende una curva un po’ larga, ma segue sempre un cammino ed arriva inesorabilmente al punto B. Una volta tagliato il traguardo, la mente ha la soluzione: sa quale strada prendere. E in tutto ciò le emozioni provate si contano sulla punta delle dita: poche, maledette e subito e, se il bivio non é esistenziale in assoluto, tutto sommato non troppo sconvolgenti.
Alé, voilà, bivio affrontato, 1 a 0 e palla al centro.
E poi... poi ci sono persone complesse, con menti complesse.
Io elaboro una teoria sulle “menti semplici e menti complesse” da anni ormai, prima o poi la racconterò qui, così poi perderò definitivamente l’interesse dei cari amici che vengono a leggere i miei deliri :) Ma non ora hehehe...Dicevo... Le persone complesse, con menti complesse, per la proprietà transitiva e il sillogismo aristotelico fanno cose complesse!
E quindi di fronte al bivio che fanno?
Fanno il bagno.
O meglio, specifico: davanti al bivio, proprio all’incrocio esatto delle strade, fanno una bella buca, tipo piscina, e la riempiono.
Di che?
Ma di tutte le possibili domande al mondo, inerenti il bivio e non, scomodano tutte le loro conoscenze/credenze/superstizioni e le piazzano nella buca, aggiungono tutta la razionalità, la logica e l’intelligenza che hanno ma non dimenticano l’istinto, mai! si si anche l’istinto e la passione, sia mai che li si accusi di essere troppo cerebrali, ci versano i ricordi passati ed i sogni futuri, i traumi infantili rimossi e i desideri delle prossime stelle cadenti, tutta la gamma di emozioni, dalla più bella alla più brutta, ed infine un paio di gocce di sano e immancabile panico.
Poi indossano il costume e si tuffano lì dentro, dentro questo mare magnum di tutto, da un bel trampolino. Altezza consigliata: 10 metri. E sguazzano lì dentro meditando sulla soluzione, abbracciati ad una ciambella fatta a papera. Perché? Ma ovvio!, risponderebbero, La piscina così composta serve a considerare tutto e scegliere, in base a tutto, quale sia la strada giusta da prendere!
Se il bivio é un quesito/dilemma semplice, il bagnetto é di appena qualche minuto (ma comunque si fa!!), se invece é un bivio di quelli da incidente, allora si fanno un po’ di vasche, le capriole sott’acqua, il nuoto sincronizzato...
E qui faccio mea culpa: sono tendenzialmente una tuffatrice e nuotatrice di piscine in prossimità dei bivi. Soprattutto se i bivi si parano davanti all’improvviso, senza che si pensasse che proprio in quel momento potesse arrivare proprio quel bivio.
Ora torno dalla mia ciambella a papera, che poi se sto troppo fuori dall’acqua mi raffreddo :)

Basia mille