martedì, 11 luglio 2006
Part 1 : La ghettizzazione del single
- un post semiserio su microdinamiche sociali -
 
Il matrimonio è la morte dell’amore? Forse.
Molto probabile, invece, è che le coppie siano la morte dei single.
Vado a spiegare, dopo alcune precisazioni.
Hic et nunc mi proclamo una “tendenzialmente single” (…?...!). Non specifico altro perché coperto da Copyright. La riflessione su quali siano i motivi, ed anche i “gusti”, che spingono alcune persone a preferire uno status di single a quello di accoppiato, o viceversa, la rimando ad un prossimo post decisamente più serio ed articolato. Così come, per ora, lascerò da parte l’apporto teorico fornito dalla scienza sociale in merito a ruoli, legami etc.etc.
E vado a cominciare.
Lo spunto per questo post è capitato per caso, osservando un curioso fenomeno prima sconosciuto ed ora palesemente davanti ai miei occhi: la “ghettizzazione” del single.
Eh si, passatemi il termine un po’ forte ma a mio avviso assai esplicativo.
Io ci rido su, l’esempio che vado a portare è di per sé irrilevante, eppure…
Qualche sera fa sono stata “quasi” invitata ad una cena da una mia cara amica. Il “quasi” è dipeso da una variabile che avrei dovuto far intervenire affinché il mio status si modificasse secondo le caratteristiche richieste per accedere alla suddetta cena. Chiarisco: la frase testuale che ho udito dalla mia amica è stata “…non veniva a trovarti quel tuo amico da Roma? Perché SE c’è il tuo amico ALLORA vi volevo dire se venivate a cena con noi (=lei & fidanzato - NdA) e altre persone (=quattro: altre due coppie di fidanzati - NdA)”.
Ora: lei mi vuole bene, io lo so. E aveva voglia di vedermi. Ma lei è una fidanzata, ed io tendenzialmente no. Ergo: o in qualche modo riesco ad uniformarmi ai requisiti del gruppo di riferimento, i “fidanzati”, o in alcuni frangenti sono out. Non ceno! E l’importanza della cosa è sottolineata dal fatto che la mia amica, pur di farmi essere presente alla cena, abbia tentato di forzare le regole della ghettizzazione del single, aprendo all’opportunità “amico”: “porta-chi-ti-pare-basta-che-sia-di-sesso-opposto-e-formi-così-un-duo”.
Mi informerò, magari la prossima volta sarà sufficiente che mi presenti col mio gatto…
Chissà se le regole della ghettizzazione sono elastiche al punto di superare lo scoglio che l’accompagnatore del single sia per forza un essere vivente… perché, voglio dire, potrei ovviare con un bel cartonato dimensioni 1:1 che so, di Jhonny Depp. E pace se non avrà una conversazione brillante, l’importante è essere in numero pari, no?
Che poi alla fine il mio amico (e giuro, era davvero un amico quello che doveva venire a trovarmi) non è arrivato ed io alla cena, ovviamente, non sono potuta andare (“potuta”??? Mah…). Ma la domanda che mi pongo è: non sarebbe stato per me ed il mio amico un po’ imbarazzante stare con altre tre coppie di fidanzati? Due delle quali sconosciute? Il dubbio, quindi, è che la condicio sine qua non di un compagno non fosse per evitarmi un ipotetico imbarazzo, ma per evitarlo a loro stessi.
 
Immaginiamo queste situazioni in maniera continua ed estesa.
Immaginiamole applicate a micro gruppi di amici, precedentemente coesi e poi aggregati in coppie.
 
E quindi due quesiti:
-Data una persona che per N motivi non fa parte di una coppia,
perché creare delle condizioni ostative al suo stato di single?
-Data una persona che ha rapporti sentimentali MA per N motivi
questi rapporti non rientrano in una definizione/gestione canonica di “coppia”,
perché porre paletti affinché la persona si trovi in difficoltà per la mancanza di istutuzionalità dei suddetti rapporti, cioè per il non far parte di una coppia-classica?   
Perché è chiaro che una persona con un filino meno di sicurezza in sé e nei propri sentimenti, potrebbe vacillare un secondo di fronte ad un aut aut del tipo “o in coppia-classica o a casa”, altrimenti detto “o in coppia-classica o morte?”
Ed ecco la ghettizzazione del single. Attenzione: in alcuni casi potrebbe essere letale. In altri potrebbe provocare coppie funzionali alle sola cura della reciproca solitudine. E ce ne sono tante! Uh, se ce ne sono!
Single: non ci cascate. Coppie: ricordate che, in origine, eravate anche voi dei single.
 
PS: per la cronaca, la sera della cena sono andata a ballare J
PPS: il mio lui/lei/loro/it, componente della mia non-coppia, potrebbe essere molto geloso/a/e/i del cartonato di Jhonny Depp.
 
Waiting for Part 2.
Basia mille
 
postato da: Clodia78 alle ore 17:13 | Permalink | commenti (32)
categoria:amici, coppia, casualitĂ , jonny depp
martedì, 18 aprile 2006

Da brava e preparata sociologa non dovrei cadere nella trappola del causalismo, ossia la tendenza tutta umana a ricercare sempre il "generante ingenerato" di ogni fenomeno o accadimento. Eppure la categoria delle cause ultime sprigiona un fascino troppo forte per resistere, resistere, resistere... al massimo si riesce a sospendere la catena a ritroso che da un effetto/fenomeno osservato ti fa risalire d'impulso alla sua causa primaria, quindi alla causa della causa primaria, alla concausa della causa della causa primaria, alla causa della concausa di mia sorella e così via, in un estenuante crescendo che spesso porta alla sospensione dell'attribuzione causale. Sospensione dovuta alla rottura di palle generata dalla suddetta catena causale, o alla frittura&doratura del lobo temporale per la ricerca di attributi ultimi.

E poi ancora dalla causalità al suo -se vogliamo- esatto opposto, anch'esso sotto la voce "da evitare" nel manuale del sociologo perfetto: la casualità. Categoria di pensiero esplicativo ancora più maledettamente affascinante ed attraente della precedente, una sorta di  irresistibile "jonny-depp-nudo-sul-divano" che ti ammicca dicendoti "hei dai, abbandonati, fai ricorso a me per spiegare qualsiasi tipo di avvenimento"...

ammesso che, trovando jonny depp nudo sul divano al rientro a casa, me ne fregherebbe ben poco di stabilire la causa e/o la casualità che lo ha portato in quel luogo, optando tendenzialmente per una gestione del frangente più proattiva-meno cerebrale (...!...), resta il fatto che spiegare un fenomeno abbandonadosi alle categorie del fato/destino/disegno/caso è una soluzione cui si ricorre spesso, riconducendo, con un gioco di parole e poche seghe mentali, la causalità alla casualità.

Direi che come delirio può bastare...per ora! Ma ci tornerò su...
(intanto vado a controllare bene sul divano...)

Se a qualcuno viene da dire qualcosa (non su jonny depp), ammesso che si capisca qualcosa di quello che ho detto, ne sarei assolutamente curiosa.

postato da: Clodia78 alle ore 17:13 | Permalink | commenti (27)
categoria:casualitĂ , dado, jonny depp, causalitĂ